Si è tenuta quest'anno a Venturina Terme la celebrazione istituzionale del 2 Giugno organizzata dal Comune di Campiglia Marittima. I saluti dell’amministrazione comunale sono stati portati dal vicesindaco Iacopo Bernardini che ha rappresentato la Sindaca Ticciati chiamata alla celebrazione in Prefettura a Livorno con gli altri sindaci. A seguire l’intervento di Federico Creatini di Istoreco Livorno e le note dell’Inno d’Italia eseguite dalla Sigorini Band della Filarmonica Mascagni “Il 2 giugno 1946 milioni di italiane e italiani, dopo gli anni bui della dittatura fascista e le devastazioni della guerra, indicarono nella Repubblica la strada per ricostruire l'Italia nel segno della libertà, della democrazia, della giustizia sociale e della pace - ha evidenziato il vicesindaco Iacopo Bernardini - Oggi, a ottant'anni da quel giorno, attraversiamo una fase storica di profonde tensioni internazionali, disuguaglianze sociali e pesanti incertezze di fronte al riaffacciarsi, in Europa e nel mondo, di nazionalismi aggressivi e pulsioni autoritarie. Le guerre in corso interrogano profondamente le nostre coscienze: paradigmatica è, in particolare, la crisi umanitaria che si sta consumando a Gaza e che ci ricorda quanto siano fragili la pace, il diritto internazionale e la convivenza tra i popoli quando prevalgono la logica della guerra e la disumanizzazione dell'altro. Ma proprio in questa fase così difficile è possibile scorgere anche i segnali incoraggianti di tante cittadine e cittadini, giovani, associazioni, movimenti civili e democratici che chiedono con forza il rispetto della dignità umana, il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, la difesa delle istituzioni democratiche e dei diritti fondamentali. La risposta sta nei principi e nei valori della nostra Costituzione, nata come frutto della scelta di quel 2 giugno, che devono tradursi concretamente a partire dalle nostre comunità locali, sentendoci parte di una stessa storia e di uno stesso destino collettivo"
Federico Creatini ha poi tracciato il percorso socio politico che dal referendum del 1946 ha portato ai nostri giorni chiedendosi come trasferire quei valori fondamentali alle nuove generazioni tenendo conto della loro spiccata sensibilità e interesse: “Fu un voto di speranza e di ricostruzione, una prospettiva nuova e di fronte un quesito: monarchia o repubblica? Per la prima volta anche le donne furono chiamate al voto e a milioni si riversarono alle urne avendo per la prima volta la possibilità di rompere una cappa patriarcale che restava ancora fortissima nelle famiglie: erano contadine, operaie, tante lavoravano a domicilio per le fabbriche del circondario, donne che facevano una vita tremendamente faticosa contribuendo all’economia del Paese, in molti casi avevano contribuito anche alla guerra di liberazione. La Repubblica vinse con il 54,3% dei voti, risultato quasi diviso in due, non era un semplice retaggio politico ma era piuttosto un retaggio culturale, ma da lì ebbe inizio il più grande esperimento democratico che il nostro Paese abbia mai vissuto, l’Assemblea Costituente. Il 25 giugno 1946 gli esponenti di tutti i partiti politici antifascisti che avevano partecipato alla liberazione con il CNL, alla ripresa del paese, entrarono a far parte di questo immenso laboratorio di idee che ha portato al nostro documento pilastro dello Stato, la Costituzione, ed è quello che rende la nostra Repubblica un edificio dalle fondamenta solide. Lo spessore politico, intellettuale, umano dei padri e delle madri costituenti è impressionante. Milioni di persone parteciparono e testimoniarono lo spirito e la voglia di poter contare.
Il nostro compito oggi, per tutelare la Costituzione, è quello di trasferire alle nuove generazioni i valori che vi sono scritti, sull’antifascismo, sulla pluralità politica e sociale. E’ una frase retorica ma la ricettività che i giovani hanno è molto superiore a quella che solitamente viene standardizzata: di fronte ad un apparente disinteresse c’è una grande sensibilità verso temi della partecipazione, una militanza non politica ma civile, per questo vanno portati a conoscere il valore dei diritti che sono nati dalle lotte di ci ha preceduto. Sui diritti, sulla centralità della persona e del lavoro, cardini della Costituzione, dobbiamo fondare il trasmettere ai giovani l’importanza di questo pilastro. Non ho ricette, ma concordo con il vicesindaco nel dire che occorre partire dalle comunità locali, dagli spazi di aggregazione per far sì che la persona sia al centro non con l’individualismo esasperato di oggi ma come parte di una collettività”.
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